部屋

Oggi sono in vena di fare un post frivolo ma che potrebbe piacere ai 4 gatti che leggono ’sto blog e si chiedono come me la passo in Giappone.
Quindi metto un paio di foto della mia stanza, sotto il cut così non siete obbligati a leggere tutto se non volete :P
Oggi dopo essere tornata a casa ho dato una sistemata perché mi si stava accumulando un po’ troppa roba e la stanza è piccola, quindi ho messo un po’ di roba nelle valigie, che tanto stanno vuote e inutilizzate, poi quando sarà il momento si vedrà. La cosa potrà sconvolgere chi mi conosce, ma qui sono ordinata (necessità vitali, più che altro…) e vedere casino in giro iniziava a darmi fastidio. Perciò stavolta la camera è in condizioni ancora migliori del solito, vediamo quanto dura…

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9 marzo 2010 in Viaggi
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Aaaah!

Scusate, io stasera pensavo di fare un post carino su qualche posto in cui sono andata e non ho ancora parlato, ma quei due zozzi là hanno annunciato dvd e blueray del Live-Gym e io non ho più la capoccia per niente oggi.
L’unica cosa che posso fare è andare a finire di scrivere la mia letterina e guardare con aria ebete il tourbook di Eleven che ho comprato prima usato e rimanerci secca a ogni pagina.
Ulteriori comunicazioni sono inviati a data da destinarsi XD

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8 marzo 2010 in Musica
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Ningen shikkaku

Oggi, per tenermi lontana dal Tokyo Dome (so che avrei consumato tutti i miei risparmi in un biglietto, mi conosco), e visto che c’è un tempo orrido e che i miei cari padroni di casa mi hanno regalato due biglietti sconto per il cinema, me ne sono andata a vedere Ningen shikkaku.
Al cinema ho finalmente trovato il flyer di Ōku (ci stavo diventando scema), che è un po’ una sola, e ho anche visto il trailer di Trick 3 (non poteva uscire 2 settimane prima?), dove c’è Abe-san con gli occhiali *___*

Premesso che non ho letto il libro, anche se so più o meno di che parla, sono riuscita a seguire abbastanza bene il tutto. Da uno sguardo veloce a wiki mi pare che abbiano adattato parecchio, quindi faccio un riassuntino e vediamo se qualcuno mi chiarisce le idee. Poi c’è anche una riflessione dedicata alle Toma fangirl :P

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7 marzo 2010 in Tv e cinema
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Dopo concerto

Francamente, temevo che sarebbe successo… Dopo il fantastico, meraviglioso, e tutto quel che volete, perché a me mancano le parole, concerto di ieri (ne ho scritto qui), oggi sono giù.
Un po’ perché sto proprio male io, tra mal di testa e ora pure mal di schiena, ma soprattutto perché non so se e quando nella mia vita potrò di nuovo vedere i B’z dal vivo. Il Giappone è così lontano, cazzo!
Mi sto spulciando un sacco di siti per vedere se c’è un qualche modo di iscriversi al fanclub, e un paio ne ho trovati. Uno costa decisamente troppo, l’altro potrebbe essere fattibile se il dollaro rimane debole con l’euro XD
Magari sarà il mio regalo di compleanno, chissà.

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5 marzo 2010 in Musica, Randomness
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Miti da sfatare – 2

Visto che questa settimana non sarò molto presente con il cervello (sai la novità), non penso di poter scrivere cose troppo serie, quindi via con la seconda puntata dei miti da sfatare sul Giappone!

Stavolta sfatiamo un mito a cui sinceramente credevo pure io XD
Ossia: in Giappone non ci sono i cestini della spazzatura.
In realtà i cestini ci sono, basta saperli cercare. E si trovano… vicino ai distributori automatici ^^
Considerando che di distributori automatici ce n’è uno ogni 100 metri al massimo, non è affatto male. Ci sono anche nelle stazioni, e io avevo letto che lì li avevano tolti tutti dopo l’attentato del ‘95.
Il turista medio però ha l’impressione che i cestini non ci siano, perché effettivamente mancano i bellissimi cassonetti grigiastri e puzzolenti che allietano le nostre strade. E che dire dei bidoni per il riciclaggio, quelli sì che danno un tocco d’allegria, tutti colorati.

In realtà i giapponesi sono molto pragmatici, e piazzano i cestini solo dove effettivamente servono. Al posto dei bidoni ci sono le aree dove lasciare la spazzatura in determinati giorni; i combustibili per ovvie ragioni si buttano 3-4 volte a settimana, i non combustibili, il vetro e la carta già divisi una volta a settimana.
Per il resto, uno nei cestini cosa ci butta? Perlopiù carte di roba da mangiare o da bere, fazzoletti di carta e involucri. E considerando che:

  1. Per strada non si mangia e non si beve. Non è che sia vietato farlo, ma semplicemente la gente non lo fa (magari è perché non ci sono cestini XD). L’unico posto dove ho visto gente mangiare per strada è Harajuku, dove ci sono i chioschetti di crêpes senza tavoli. Se prendi qualcosa al distributore automatico, lo bevi sul posto e lo butti, di solito. Idem da Starbucks o posti simili… Al massimo ti porti la roba in ufficio, penso. Io me ne infischio, ma mi rendo conto di essere una gaijin qualsiasi, la prima volta che l’ho fatto è stato pure un po’ imbarazzante.
  2. In teoria soffiarsi il naso in pubblico è maleducato, anche se questa cosa sta perdendo un po’ terreno, per fortuna. Diciamo che in posti un po’ più raffinati non è il caso, ecco.
  3. La roba che compri aspetti di arrivare a casa e poi la spacchetti, non esiste proprio che si faccia per strada. Se consideriamo che è pure maleducato (sempre in teoria) aprire i regali davanti a chi te li ha fatti ha anche una sua logica, in fondo.

Insomma, considerando tutto questo, si capisce abbastanza bene perché i cestini sono merce relativamente rara. Ma esistono, fidatevi.

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2 marzo 2010 in Viaggi
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Totoro banzai

La settimana scorsa sono stata allo Yasukuni, che è propio accanto alla mia scuola, saranno 200 metri, e venerdì pomeriggio invece sono andata con una compagna di classe al museo Ghibli.
Che hanno in comune un santuario shintō e il museo di una casa di animazione? Niente, eppure tornando a casa in treno mi è venuto in mente come questi due posti, così totalmente diversi, rappresentino due aspetti della stessa cultura.
Il museo Ghibli (che i giapponesi pronunciano “giburi” – ogni volta è un casino per farsi capire) è a Mitaka-shi, ossia un po’ fuori dal centro di Tokyo. Sempre che si possa parlare di centro a Tokyo… Comunque, un simpatico trenino metropolitano ci ha portate, me e la mia compagna di classe taiwanese, alla stazione di Mitaka nel giro di mezz’ora. Da lì, un microscopico autobus giallo con sopra Totoro ti porta direttamente alla Mitaka no mori (letteralmente, la foresta di Mitaka), che è la sede del museo, raggiungibile anche a piedi in verità.
La popolarità dello studio Ghibli in Giappone forse è seconda solo a quella della Disney (e per certi versi le due case, fatte le debite proporzioni, si assomigliano). A livello internazionale lo studio ha acquisito una certa popolarità nel 2002, quanto Sen to Chihiro no kamikakushi (in Italia, La città incantata) ha vinto l’Oscar come miglior film d’animazione. Nella madrepatria il più amato è sempre lui, Tonari no Totoro (Il mio vicino Totoro, 1988). Totoro è ovunque, tutti lo amano, e un motivo c’è.
La cosa più bella che abbia letto su Totoro è stata postata qui, da un commentatore anonimo:

se a uno non piace Totoro non è questione di gusti, non venga fuori a dire “tutti i gusti son gusti” o “eeeh sì carino ma” perché se uno vede Totoro e non piange felice è uno STRONZO di natura.

Insomma se non l’avete visto è il caso di rimediare. Io sto aspettando che esca il dvd (e intanto lo vedo sabato prossimo al matsuri della scuola, olé).

Il motto del museo è “perdiamoci assieme”, e non poteva essere più azzeccato. In questa casetta piccolina il tempo è un concetto che non esiste, ci si lascia trasportare dalla magia delle immagini, dalla bellezza degli schizzi alle pareti, dalle mille cose da provare, toccare, osservare.
Chi ha visto qualche film dello studio sa che tra i temi ricorrenti ci sono il rispetto del prossimo e della natura. E che le pellicole lasciano sempre una sensazione di “leggerezza”, o almeno questa è l’impressione che ne ho io.

Il santuario Yasukuni invece è tutt’altra faccenda. Volendo fare un paragone, potremmo dire che è una sorta di Milite Ignoto giapponese, in quanto è dedicato ai caduti per la patria dal 1968 (anno della Restaurazione Meiji) al 1945 (perché in seguito alla sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale al Giappone è stato vietato avere un esercito, e dunque teoricamente nessuno può più morire…).
Lo Yasukuni è anche il motivo per cui durante il governo Koizumi Cina e Corea si incazzavano regolarmente ogni volta che il premier decideva di farci visita, nonostante lui insistesse che fossero private e non istituzionali. Questo perché si celebrano tutti i caduti per la patria, anche quelli condannati a morte come criminali di guerra. Una quindicina di questi signori, tra cui il generale che ha coordinato l’attacco a Nanchino, sono proprio sepolti lì.
Questi retroscena rendono il posto vagamente inquietante per un gaijin. Non che ti guardino male o ti caccino a pedate, intendiamoci. Solo che nelle rare spiegazioni in inglese non si fa altro che parlare del complotto occientale, e via dicendo… C’è anche una statua dedicata a uno dei giudici del processo, l’unico secondo il capo del santuario ad aver capito che l’intera faccenda fosse una farsa ai danni del Giappone. Ora io non conosco bene i dettagli e conoscendo gli americani non escludo che abbiano voluto andarci giù pesante, ma neanche si può far finta di dimenticare certi episodi, cosa che invece accade nei libri di storia giapponesi.
Stando lì avevo sempre la vaga sensazione di essere osservata, non so perché. Mi hanno detto che ogni tanto ci si trovano gli ultranazionalisti, e quasi quasi mi aspettavo di vedere una fila di tizi in kimono con i tamburi a urlare “Nihon banzai”, invece niente XD

Sembra difficile pensare che due posti così diversi siano entrambi così giapponesi, eppure… In fondo anche questo è il bello del paese.

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1 marzo 2010 in Viaggi
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Terme!

La settimana scorsa sono stata in vari posti, di cui parlerò man mano che metto su le foto (son troppe .___. ieri ho caricato quelle di Kawagoe). Così nel frattempo scriviamo delle terme, di cui non ho foto – visto che la macchina non è impermeabile.

Le terme in questione sono quelle di Hakone, ridente paesino sul cucuzzolo della montagna dove dai tombini esce fumo, manco fossimo a NYC. Il fumo sono i vapori delle acque termali, presumo, visto che domenica era sì freddino, ma non così tanto XD
In Giappone le terme non sono come da noi, nel senso che di norma non hanno proprietà curative (anche se qua e là si sente la familiare puzza di uova marce): è solo acqua calda, molto calda, e il bagno si fa soprattutto per rilassarsi.

Il posto dove siamo stati si chiama Yunessun, ed è esattamente il tipo di struttura in cui il turista occidentale medio non vuole andare XD
Infatti è un tipico esempio di trash giapponese, e inoltre non è una vera e propria stazione termale.  Diciamo che è una specie di enorme palazzo (anche se da fuori non sembra così grande) in cui da una parte ci sono le “terme giapponesi” in cui si va in costume adamitico, uomini e donne separati, prima di entrare ci si lava ecc ecc, e dall’altra ci sono piscine di tutte le forme e dimensioni con varie “attrazioni” a cui si accede in costume da bagno.
Non proprio tradizionale, ma se si hanno bambini è una gran cosa, in effetti.

Nella parte moderna (chiamiamola così) ci sono anche millemila ristoranti e negozi, e puoi anche noleggiare un costume da bagno se l’hai dimenticato. All’entrata ti danno una specie di braccialino elettronico che serve ad aprire l’armadietto personale (niente chiavi da portare in giro) e a pagare eventuali spese e/o consumazioni (niente soldi da portare in giro). Molto comodo, in effetti… Molli tutto nell’armadietto e te ne vai tranquillo con il tuo asciugamano e copricostume, gentilmente forniti dalla direzione.
Dopo il pranzo sono andata a fare un giro in una serie di vasche all’aperto – sottolineo all’aperto, e ai bordi della strada c’era ancora della neve. Queste piscinette erano una più bizzarra dell’altra; oltre alle classiche cascatelle, e bagno bollente-tiepido-freddo stile terme romane, c’era una serie di vasche ispirate alle bevande. Il picco massimo della trashaggine è stata la wine spa, dove l’acqua colorata di viola usciva da un’enorme bottiglia finta. A leggere l’opuscolo, a orari precisi ci versavano persino del vino vero (probabilmente l’equivalente giapponese del Tavernello). Invece nelle vasche del caffè e del té verde ci stavi proprio in infusione – sempre secondo il volantino. La coffee spa odorava solo vagamente di caffè…

Dopo questo giro di vasche (se non mi sono presa una broncopolmonite domenica non mi ammalerò mai più in vita mia), siamo finiti in un’altra piscina molto più grande che però non mi ha entusiasmato molto. L’acqua non era bella calda e poi c’erano troppi ragazzini schiamazzanti. Ogni quarto d’ora però c’era uno spettacolo con luci e schizzi d’acqua.

Poi finalmente siamo andati nella parte tradizionale, e anche qui le vasche erano mezze all’aperto. Rispetto all’altra zona era un po’ più intimo, nonostante la folla di gente e la fila per le docce. All’interno quasi non si vedeva niente per il vapore che veniva su dalle vasche.
Certo il legno era trattato, i pavimenti di cemento o di pietra levigata, ma mi chiedo in effetti se si possa ancora trovare da qualche parte una stazione termale con le pozze d’acqua naturali non toccate in nessun modo dall’uomo. Probabilmente no, e se anche si trova costa uno sproposito XD

L’esperienza non è stata male comunque, mi piacerebbe tornarci, magari in un posto più piccolo e meno incasinato. Anche perché di Hakone non ho visto quasi nulla, a parte la via principale dove ci siano fermati a fare shopping, e invece meriterebbe.

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23 febbraio 2010 in Viaggi
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Kawagoe

Lo so, avevo detto che avrei scritto un post su Asakusa, ma lì ci ritorno, a Kawagoe non credo, quindi meglio scriverne ora che ho la mente fresca.

Kawagoe è una cittadina a una mezz’ora da Tokyo (anche se dipende da dove si parte, al solito XD) dove, ho scoperto, hanno anche girato l’asadora della NHK Tsubasa. C’erano manifesti ogni due passi, e mi hanno messo voglia di vederlo.
Ci sono andata perché i padroni di casa hanno detto che andavano a tagliarsi i capelli da quelle parti, quindi se mi andava potevamo andare lì, pranzare, e mentre loro erano dal parrucchiere io mi facevo un giro per i fatti miei. E quindi perché no?

A pranzo siamo andati in una ramenya gestita da un’amica dei tempi di scuola di Sachie-san, che si è trasferita a Kawagoe dopo il matrimonio. Il ramen era fantastico. Prima di venire qui l’avevo mangiato solo una volta o due, ma quasi quasi mi piace più della soba.
Finito di mangiare siamo andati prima a vedere un santuario appena fuori dal centro, il Kita-in, che è un complesso di vari templi. Uno in particolare, il Toshōgu, è identico al suo omonimo di Nikko, ma in piccolo.
Dopodiché mi hanno mollata in centro e sono andata a fare una bella passeggiata. Come si può immaginare, Kawagoe non è questo centro immenso, e la maggior parte delle cose interessanti si trovano lungo la via principale. Le suddette “cose interessanti” sono essenzialmente negozi originari del periodo Meiji. A seguito di un incendio che distrusse quasi interamente la città nel 1893, alcuni mercanti decisero di ricostruire in materiali un po’ più solidi, anche se a imitazione delle strutture classiche giapponesi, e questo ha fatto sì che si conservassero fino ad oggi. Inframmezzati a questi, alcuni edifici di stile occidentale del primo ‘900, in un miscuglio assolutamente delizioso.
A un passo dalla strada principale c’è anche la Tokinokane, una torre campanaria in legno che è il simbolo della città.
L’altra principale attrazione è invece il Kashi Yokocho, ossia una stradina dove si trovano dei laboratori artigianali di caramelle. In passato le manifatture di Kawagoe rifornivano l’intero Giappone, e ora le poche rimaste sono considerate patrimonio nazionale. Ne ho comprato qualche pacchetto, tra cui un tipo che ho preso esclusivamente perché somigliano troppo alle caramelle che Arashi e Hiro regalano a Miwako alla fine di Gokinjo XD

Lungo la via principale era pieno di negozietti più o meno turistici. Tra i più belli, un rivenditore di kimono e sete varie, si vedeva che erano professionisti. I prezzi dei geta mi hanno ucciso… Vanno dai 10mila yen in su. Ne vorrei un paio, ma passerò ç___ç
Un rivenditore di ceramiche esponeva anche pezzi unici da artisti che io ovviamente non conoscevo, ma si vedeva chiaramente la differenza tra questi e i prodotti in serie (anche nel prezzo, ovvio… non ero attrezzata ma cercherò di rimediare qui a Tokyo). Infine, un negozio di coltelli e katana di produzione propria, si sentiva lo sfrigolare dell’acciaio dall’interno. Quanto mi piacerebbe un set di coltelli da cucina, peccato che rischierei di essere arrestata XD
Ho comprato un po’ di dolci, qui per casa e da riportare in Italia. Avevo anche preso un gufetto per Mik, ma l’ho dimenticato da qualche parte e me ne sono accorta troppo tardi, ci sono rimasta così male ç___ç Spero di trovarne uno simile da queste parti ç___ç

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14 febbraio 2010 in Viaggi
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Follie

Giuro, io volevo fare la brava bimba e scrivere un bel poist su Asakusa, tantopiù che ci sono andata sabato scorso, ma il Giappone è un luogo di perdizione e BookOff è il male assoluto. Quindi sono costretta a fangirlare a oltranza, scusate. Siete autorizzati a saltare il post XD

Già oggi sono finita da Ito-ya che è un altro luogo di perdizione e sono stata costretta a comprare dei meravigliosi adesivi di coniglietti (sono troppo bellini ç___ç) e un clearfile anche lui troppo bellino. Purtroppo penso di volerci tornare, e la cosa che più mi dispiace è che Mik non ci sia, lei avrebbe comprato tutto al posto mio XD
Dopodiché son tornata al BookOff di Akihabara perché non volevo rischiare di non trovare più l’edizione limitata di RISKY, e non contenta ho preso pure Friends, perché era pure lui in edizione limitata (ossia con un box di carta; però costava solo 250 yen).

Inoltre oggi mentre ero sotto la metro ho sfortunatamente visto la pubblicità di un altro BookOff a Kanamecho, ossia a 2 fermate di metropolitana o 10 minuti a piedi da me. E quando ho finito ad Akihabara era ancora presto (ho resistito alla tentazione di andare in giro per i 6 piani onde evitare ulteriori danni), perciò mi son detta “vabbè, andiamo a vedere com’è quest’altro, tanto è di strada”. Non l’avessi mai fatto…
Oltre ad avere svariate prime tirature dei B’z (che però non sono in eccellenti condizioni, quindi ci devo pensare un attimo), ha il dvd di Glory Days (2mila e rotti contro 6mila nuovo). A questo punto ero ormai semisvenuta per l’eccitazione, poi son salita al secondo piano e ci ho lasciato direttamente le penne.
Ci stava il photobook mattonazzo, quello uscito per il ventennale, che costa 80$ su Yesasia e che pesa quanto un uomo morto, a 1-0-5 yen. Perché aveva la copertina (è pure una hardcover) vistosamente ammaccata. No, non l’ho preso, proprio perché era ammaccato, però ci sto pensando. C’era anche un’altra copia, perfetta, a metà del prezzo di copertina. Il mio dubbio è: se poi lo spedisco (giuro, peserà un kg) e si ammacca durante il trasporto, tanto vale prenderlo al nulla assoluto…
Comunque c’era anche l’altro photobook, che ha meno pagine però è più grande di formato e pesa uguale XD
Quello che invece ho comprato, sempre a 105 yen, è il B’z Ultra chronicle, un libricino di 560 pagine che ripercorre la loro storia fino al 2003, con un sacco d’interviste direttamente ai nostri eroi. Ora come ora ne capisco il 5%, ma ho un motivo in più per mettermi sotto con i kanji…

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13 febbraio 2010 in Mad world
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Nodame Cantabile – il film

Oggi, approfittando del fatto che il mercoledì è il Ladies’ Day e quindi il cinema si paga solo 1000 yen, sono andata a Roppongi a vedere il film di Nodame. Come parecchi già sapranno, si tratta della prima parte di una coppia di lungometraggi che vanno a concludere definitivamente il drama, dopo i due speciali dell’anno scorso. La seconda parte esce il 17 aprile, quindi sono giusto giusto in tempo per vederla.

Il film si mantiene piuttosto fedele al manga, e copre avvenimenti fino più o meno al 17° volume. Avendo letto fino al 16, sono riuscita a seguire più che decentemente la storia, anche se mi sono persa le battute: ogni tanto la gente rideva e io non capivo assolutamente nulla…

Un riassuntino per chi non ha letto il manga e i gli altri commenti sotto il tag, per chi vuole evitare spoiler

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10 febbraio 2010 in Tv e cinema
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