B’z – Ain’t no Magic tour @Tokyo Dome

Chi mi conosce sa quanto l’ho aspettato, quanto l’ho voluto e quanto ci ho penato, quindi il minimo che possa fare è essere felice per esserci potuta andare. E piangere disperata perché già so che vorrò assistere ai prossimi tour ç___ç

I giapponesi, si sa, sono super organizzati e anche in questo caso s’è visto. Nella prima tappa hanno avuto problemi con il riconoscimento ottico dei biglietti (che hanno un codice a barre) e il concerto è iniziato con tre quarti d’ora di ritardo. Oggi si sono organizzati e hanno iniziato a far entrare anche prima dell’orario previsto, quindi alle 5 ero già al mio posto. Ero abbastanza in fondo e sulle gradinate, ma vicina al b-stage… Da un certo punto di vista è stato meglio così, perché nel paterre rischiavo di vedere molto peggio se mi capitava qualcuno alto davanti.
Ho ammazzato il tempo andando a vedere la Hall of Fame, con le placche autografate di tutti gli artisti che si sono esibiti al Dome (i B’z, per la cronaca, sono al terzo posto per numero di esibizioni), cercando di decifrare Be With?, la issue speciale di Be With!, ossia la rivista del fanclub, che ci hanno dato all’entrata, osservando i miei vicini e guardando i maxischermi: dalla regia si divertivano a inquadrare le persone e chiedere di fare l’air guitar e cose simili. Il tutto con i superdeformed di Tak e Koshi che gironzolavano. Un paio di volte hanno pure mandato la Theme of Live Gym per farcela imparare.

Tizi curiosi: il mio vicino che ho odiato cordialmente in quanto si è fatto mezzo tour (tutte le date di Nagoya e Osaka, il maledetto!) e cercava di impressionare la sua vicina di posto con questo; poi l’ho beccato durante OCEAN a manine giunte sul cuore XD
Poi una tipa un paio di file più avanti che immancabilmente come c’era un secondo di silenzio (si fa per dire) attaccava a urlare “Inaba-san!”. Ma perché? Tra l’altro mi sembra pure cafone nei confronti di Tak, sei venuto a vedere i B’z, non Inaba solista… (continua…)

1988-2008: B’z best 75

Dopo lunghi ripensamenti e agonie, sono finalmente riuscita a stilare una lista delle migliori canzoni dei B’z. La scelta ovviamente è opinabilissima, visto che risponde quasi esclusivamente al mio gusto personale. D’altro canto, però, ho cercato di coprire l’intera carriera del gruppo, quindi ho inserito brani da tutti gli album o che sono per qualche motivo particolarmente rilevanti, anche se magari non rientrano tra le mie preferite.
Giusto per stabilire dei paletti, ho preso in considerazione il primo ventennio di attività dei ragazzi, quindi solo roba uscita fino al 2008. Così almeno mi sono risparmiata l’ardua impresa di decidere quali canzoni tirar fuori per fare posto ai nuovi brani.
I brani sono in ordine rigorosamente alfabetico; per chi volesse ascoltarli, ho fatto un bel pacchetto qui.

Ai no mama ni wagamama ni boku wa kimi dake o kitsuzukenai
dal singolo Ai no mama ni wagamama ni boku wa kimi dake o kitsuzukenai, 1993
Al primo posto della nostra lista c’è il singolo più venduto nella storia del gruppo, con oltre 2 milioni di copie, nonché quello dal nome più lungo. Ai no mama ni… parte con un’intro orchestrale per poi scatenarsi in un tripudio di trombe. Breve, ma intensa.
Ai no prisoner
dall’album ELEVEN, 2000
Tra tutti gli album dei B’z, ELEVEN è senz’altro quello più rock e cupo. Ai no prisoner ne è un ottimo esempio, con la sua storia di un amore così possivo da diventare odio. [traduzione]
ALONE
dal singolo ALONE, 1991
I B’z, bisogna dirlo, non fanno spesso classiche ballate. ALONE è uno di questi pochi esempi, ed è un brano poetico e struggente. I versi a cappella all’inizio e alla fine della canzone sono qualcosa di sublime.
Arakure
dall’album BIG MACHINE, 2003
Arakure è spesso scelta come brano d’inizio dei concerti, e non è davvero difficile capire perché. Un brano energico e trascinante, che ha ancora più fascino dal vivo.
ARIGATO
dal singolo ARIGATO, 2004
ARIGATO è una strana canzone, con più anime al suo interno. È un continuo saliscendi, va piano e veloce. Io sono innamorata dei versi “now it’s time to go, now it’s time to glow”, e non chiedetemi perché. Una delle migliori interpretazioni di Kōshi, e con un magnifico assolo di Tak.
BAD COMMUNICATION
dal mini-album BAD COMMUNICATION, 1989
Questa canzone, semplicemente, è storia. Il mini-album omonimo è stato il primo vero successo dei B’z, e il brano stesso è stato riarrangiato più volte, cantato in inglese e modificato. Personalmente ho un debole per la versione 000-18 Style, dall’album LOOSE, un magnifico esempio di come trasformare una canzone dance, uscita dritta dritta dagli anni ‘80, in un pezzo vagamente jazz. Un must per qualunque fan.
BANZAI
dal singolo BANZAI, 2004
Un urlo di gioia. Un inno alla vita, se vogliamo. Il ritornello è assolutamente galvanizzante, ideale per battere le mani assieme a un concerto.
BE THERE
dal singolo BE THERE, 1990
Il ritmo di questo brano mi mette sempre una voglia irresistibile di ballare, ti acchiappa in una maniera incredibile. Il testo che scorre via come una filastrocca aiuta ancora di più. E live… Lo sguardo assassino di Kōshi subito prima dell’ultimo ritornello è impagabile.
BLOWIN’
dal singolo BLOWIN’, 1992
BLOWIN’ è una di quelle canzoni dal testo assolutamente incomprensibile, e probabilmente scritto sotto acidi. Il giro di accordi è inconfondibile, allegro e vitale.
Brighter Day
dall’album THE CIRCLE, 2005
Un ennesimo motivo per amare Kōshi, come se non ne avessimo già abbastanza, è che sa anche cantare in un ottimo inglese. Fin dagli esordi il duo ha messo qua e là brani in questa lingua, e Brighter Day è uno di questi. Il tono malinconico ma ottimistico mi ha conquistata immediatamente, e per questo si merita un posto in lista.
Brotherhood
dall’album Brotherhood, 1999
Nel 2008 i B’z hanno chiesto ai loro fan di scegliere via web 3 canzoni dal loro intero repertorio, e le trenta più votate sarebbero finite nella compilation The Best Ultra Treasure, una delle 2 uscite per festeggiare il ventennale. Brotherhood ha raccolto più voti di tutte… E l’avrei votata anche io, penso. Se devo trovare una parola per descriverla, sarebbe “epica”. Non so come altro descriverla, dalla musica al testo, è veramente un’epopea. [traduzione]
Calling
dal singolo Calling, 1997
Chi direbbe che da un’intro rockettaro possa uscire una delle più belle e dolci canzoni d’amore mai scritte? Io muoio letteralmente su l’”azayaka ni” urlato, cercato… Garantisco che anche la versione acustica, al pianoforte, che di solito è quella che fanno live, merita molto. Tak al piano è qualcosa che non si vede spesso.
Dakara sono te o hanashite
dal singolo Dakara sono te o hanashite , 1988
Come poteva mancare il singolo del debutto? Non sono una grande fan dei primissimi B’z, ma questo doveva esserci. I successivi riarrangiamenti, come quello della compilation The Mixture, l’hanno migliorato parecchio. La versione del tour del ventennale anche era davvero carina.
Dattara agechaeyo
dall’album SURVIVE, 1997
Questo brano ha tutti gli elementi per essere memorabile: uno swing scanzonato, un testo un po’ da presa per il culo, le trombe, i cori e soprattutto, il (raro) falsetto di Inaba (naze, why?), di cui sono una grande estimatrice. Ah, e fa anche delle fantastiche capriole vocali.
DEEP KISS
dall’album SURVIVE, 1997
Il rumore degli zoccoli di una mandria di cavalli, una risata satanica, ed ecco che comincia la mia preferita tra le tracce d’apertura dei vari album (se la batte solo con F.E.A.R., ma questa è più adatta a cominciare un disco). Adoro quando all’inizio Inaba fa quel suo “wakatteru, wakatterutte!”, con fare impaziente.
Don’t Leave me
dal singolo Don’t Leave me, 1994
Quest’ennesima ballata atipica ha uno strano retrogusto western (strano fino a un certo punto, in realtà, visto che il 1994 è stato il periodo blues dei B’z). Live acquista circa 2mila punti, è proprio uno di quei brani fatti per essere suonati dal vivo. Io uno che me lo chiede con quella voce lì di certo non lo mollerei però. Non posso proprio credere che abbia tutti ’sti problemi con le donne XD
drive to MY WORLD
dall’album LOOSE, 1995
Alzi la mano chi non partirebbe per un viaggio verso l’ignoto con Inaba-san. Io ho già la valigia pronta. Amo l’assolo di chitarra e il modo in cui nel primo verso del ritornello canta “tomaranaide dōzo kono mama”, cioè “non fermarti, continua così”, e per una volta non sta parlando di sesso.
Easy Come, Easy Go
dal singolo Easy Come, Easy Go, 1990
A me la frase “easy come, easy go” fa sempre venire in mente Bohemian Raphsody dei Queen, non posso farci nulla. Poi arriva quel ritornello stupidissimo che finisce con un ancor più stupido “Na na na, do do do, aaa” e tutte le tue illusioni crollano miseramente. In compenso però ti vien voglia di andare a ballare.
F.E.A.R.
dall’album Brotherhood, 1999
Di tutte le canzoni d’incoraggiamento, questa è la mia preferita. È come se ti prendesse realmente a calci in culo per portarti ad affrontare le tue paure. E poi è un ottimo esempio di quanto può cantare veloce quel disgraziato (è così frustrante provare a stargli dietro, a volte).
farewell song
dall’album The 7th Blues, 1994
Io dico che ogni gruppo ha la sua Ehy Jude, e questa è quella dei B’z, con i suoi “na na na na” che vanno avanti all’infinito.
FIREBALL
dal singolo FIREBALL, 1997
Mi trovo davvero in difficoltà a scrivere qualcosa su FIREBALL. Insomma, è FIREBALL e basta, e noi la amiamo per questo, anche se io non riesco a cantarla e anche se si parla di castrazione (sacrilegio! se gli togliete l’attrezzo come fa a sfornare porcate?). Aggiungo: è tremendamente sexy sull’ultimo “soshite jibun no moto e”. [traduzione]
FRIDAY MIDNIGHT BLUE
dall’album RISKY, 1990
Ho uno strano debole per questa canzone, e non saprei dire nemmeno io il perché. Forse è quella specie di grugnito prima del ritornello, o per quell’”hansei” urlato a metà pezzo. Vabbè, ognuno ha qualcosa che non capisce.
Gekkō
dall’album RUN, 1992
Un’altra ballata struggente, che cresce nel finale. Tristissima nella musica, il testo per fortuna un po’ meno.
Gin no tsubasa de tobe
dall’album Brotherhood, 1999
Le trombe! Questi due ogni volta che toccano le trombe fanno qualcosa di buono per l’umanità. Allegra, con tante voci di sottofondo, un’ottima interpretazione e quel “tottemo sweet” che mi fa sciogliere ogni volta.
GOLD
dal singolo GOLD, 2001
Mentre noi ci siamo dovuti sorbire Baglioni, i giapponesi hanno chiamato i B’z per l’inno dei mondiali di nuoto. Giuro, si sente la differenza. Anzi, hanno pure fatto il bis: oltre a questa avevano anche ultra soul.
GUITAR KIDS RAPHSODY
dall’album OFF THE LOCK, 1989
Questo brano mi fa pensare a Londra per qualche strano motivo (e infatti c’è anche la versione Camden Lock Style). Dedicata ai ragazzini che erano e che sotto sotto saranno sempre, è un inno alla giovinezza che non ritorna, per come la vedo io.
Happiness
dall’album SURVIVE, 1997
Se vi sposate, fate suonare questa in chiesa, perché l’attacco sembra proprio da organo. E ci sono le campane (almeno nella mia testa). È troppo, troppo dolce, la felicità di lui nell’averla ancora per un po’ accanto sprizza da tutti i pori.
HOME
dal singolo HOME, 1998
HOME è l’ennesimo singolo che non è mai stato inserito in un album, ma solo in compilation. Per il ventennale ne è anche stata fatta una versione inglese. L’intro mi piace da morire. Stando a sua maestà, la casa del titolo non è un posto fisico, quanto qualcosa di cui hai bisogno per sentirti a posto con te stesso.
HOT FASHION -ryūkō kata-
dall’album RISKY, 1990
Stasera si va a rimorchio, ma non sempre ti dice bene… Ma quanto è sexy e furbetto il modo in cui durante il bridge dice “is there anything wrong”?. A vent’anni (quasi) di distanza mantiene sempre il suo fascino.
Itsuka mata koko de
dalla compilation The Best Ultra Treasure, 2008
Una delle due canzoni scritte in occasione del ventennale, è un ringraziamento a tutti i loro fan, e anche una promessa: “itsuka mata koko de”, “un giorno, qui, di nuovo”, c’incontreremo, ovviamente… Proprio come ha detto Kōshi nel concerto a Yokohama, a vent’anni esatti dal debutto, è una promessa.
Itsuka no merry Christmas
dal mini-album Friends, 1992
Questa è LA canzone di Natale per eccellenza, mezzo mondo ne ha fatto cover. La musica sembra quella di un carillon, tutta dolce e tenera… Io però i carillon li ho sempre trovati un po’ tristi e infatti, tiè, all’ultimo verso, arriva la mazzata: lei non c’è più e lui è rimasto solo come un cane tra coppiette felici. Alla faccia del felice Natale. Friends è un concept album che segue le varie fasi di una relazione, e questa è la prima traccia. L’ultima è un reprise di Itsuka no… Per la serie, l’amore è una gran sfiga.
Junjō ACTION
dall’album ACTION, 2007
I giapponesi non affrontano mai argomenti sociali nella musica; a volte penso che sia un limite ma anche un pregio. ACTION è la cosa che più assomiglia a una sorta di manifesto politico, e per quanto mi riguarda la traccia d’apertura ne riassume i contenuti. [traduzione]
Kodoku no Runaway
dal mini-album MARS, 1991
MARS è il mio preferito tra i mini-album: c’è quella trashata vm18 di Loving All Night ~Octopus Style~ (orgasmo vero – il suo, precisiamo), c’è la title track che è un gioiellino in un minuto e mezzo, e c’è Kodoku no Runaway. Apprezzo sia questa versione che quella della compilation The Mixture, in ogni caso hai voglia di mollare tutto e scappare lontano.
KOI-GOKORO
dal singolo ZERO, 1992
Adorabile è l’unica parola per descrivere questo pezzo che racconta di un colpo di fulmine in un modo così dolce, tenero e buffo che ti fa sciogliere. Quel geniaccio di Inaba riesce persino a infilare Tak nel testo (“Matsumoto ni shōdan shiyōka?”), e per i live c’è persino la KOI-GOKORO dance. Vi assicuro, è puro moe.
Kon’ya tsuki ni mieru oka ni
dal singolo Kon’ya tsuki ni mieru oka ni, 2000
Di questa canzone adoro l’arpeggio iniziale e finale, e la melodia in generale. Il PV è notevolissimo e ci mostra Inaba-san con un filo di barba e baffi (che raramente stanno bene ai giapponesi, ma lui può tutto); pure Tak sembra più figo, saranno gli effettini con le luci e la chitarra. [traduzione]
Liar! Liar!
dal singolo Liar! Liar!, 1997
Ancora una volta Inaba è alle prese con una donna crudele: stavolta la stronza è sposata e l’ha biecamente usato come giocattolino sessuale (chiamala scema). Lui la becca in giro con il marito e ci rimane malissimo, ma forse in fondo glielo dà ancora. Adoro l’intro con le vocine da gatti che fanno “gné gné”. Il PV è una rara perla del trash nipponico degli anni ‘90, con Tak che suona in mezzo ai cerchi di fuoco e Kōshi che fa di no con il ditino.
Lonely stars
dal singolo Eien no tsubasa, 2007
Questa canzone ha un intro elettronico bellissimo e che rimane a fare da sfondo per tutto il brano. È un peccato che sia rimasta solo una b-side, perché meritava di più, a mio parere.
LOVE IS DEAD
dall’album The 7th Blues, 1994
Qui c’è la mia intro preferita di tutti i pezzi dei B’z, che tra l’altro non c’entra niente con il brano vero e proprio. Due tizi al telefono parlano in un inglese inintellegibile, e poi sentiamo “there’s a japanese rock’n'roll band called B’z” “B’z?” “B aphostrophe z” “B’z” “check it out”. E fatelo pure voi.
Love Phantom
dal singolo  Love Phantom, 1997
Qualunque cosa cerchiate da una canzone, Love Phantom ce l’ha. Volete l’orchestra con i violini? C’è. Volete gli effettini elettonici? Ci stanno. La chitarra che spacca? C’è pure quella (ovviamente). Il rap? Eccolo lì. La voce femminile? Il parlato? Siamo attrezzati. Il romanticismo? … … Dicevamo, sensualità, a pacchi, proprio. Insomma, è una di quelle che dovete proprio ascoltare.
May
dal singolo May, 2000
Non ho mai capito se il titolo si riferisce al mese (è uscito a maggio, il giorno del mio compleanno tra l’altro… li avessi conosciuti allora avrei fatto i salti di gioia, penso) o a un’ipotesi. Libera interpretazione.
Mienai chikara ~INVISIBLE ONE~
dal singolo Mienai chikara ~INVISIBLE ONE~/MOVE, 2000
La prima a-side del primo (e fino a quest’anno unico) singolo con due a-side è una canzone sulla forza dell’amicizia e sul coraggio che ci può dare chi ci ama.
Mō ichido kiss shitakatta
dall’album IN THE LIFE, 1991
Le storie estive purtroppo non sempre funzionano, e non sopravvivono al freddo inverno. Amo com’è reso lo scandire del tempo, così giapponese, e com’è cantata la canzone, con le sillabe scandite una per una, come in una ninnananna triste. Nei live Inaba cambia sempre i tempi nell’ultimo verso, chissà perché. [traduzione]
Nagai ai
dall’album Brotherhood, 1999
Ogni volta che la sento ho un brivido, dico solo questo. È un continuo crescendo, parte piano piano con i violini, poi entrano le chitarre e la batteria. Di nuovo rallenta, ed ecco la voce, che sale ed esplode nella supplica “motto nagai aida aishitekuremansen deshōka”, “non potresti, ti prego, amarmi un po’ più a lungo?” (ma tutto quello che vuoi, tesoro mio). L’ultima strofa quasi mi uccide per quanto è bella. Datemene ancora, vi prego. [traduzione]
Nagareyuku hibi
dall’album Brotherhood, 1999
Qui c’è il più lungo e (a mio parere) più bello degli assoli di chitarra di Tak. Il testo e la voce di Inaba qui sono solo da contorno, perché la musica predomina, con quella melodia serpeggiante e conturbante.
Negai
dal singolo Negai, 1995
Quale sarà il desiderio nascosto di questo zozzone? Lo può anche nascondere con belle parole, ma lo sappiamo tutti a cosa sta puntando.
NEVER LET YOU GO
dall’album OFF THE LOCK, 1989
Sto con te, ma non posso dimenticare l’altra. Se ti avessi conosciuta prima. Però ti amo. Però è meglio per te se non stiamo assieme. Ma non ti voglio lasciare. Eccetera. Tutte le pippe mentali dell’amore in un’unica canzone, insomma. E lui è così carino e disperato mentre canta che ti fa passare qualunque voglia di prenderlo a calci.
OCEAN
dal singolo OCEAN, 2005
Una dolce ballata, tranquilla come un oceano calmo. Mi trasmette sempre tanta serenità. Niente effetti speciali, solo una voce splendida che canta e la musica che la segue. [traduzione]
Odekake shimashō
dall’album The 7th Blues, 1994
Mi chiedo di chi sia la vocina scema che subito all’inizio del ritornello fa il controcanto dicendo “odekake shimashō”, perché è proprio da ragazzina di due anni. Inaba ci dice “usciamo e non rompere le palle”, e noi obbediamo. L’ho già detto che lo seguirei in capo al mondo, vero?
OH! GIRL
dall’album OFF THE LOCK, 1989
Questa canzone è come una corsa sfrenata in autostrada, mentre lei ti aspetta. Le metafore automobilistiche che il pazzo c’infila dentro sono fantastiche. Di OH! GIRL è una delle mie esibizioni live preferite, dal LIVE-GYM Pleasure ‘92. Inaba-san con gli occhialoni da pilota è troppo carino, e i boxer sono troppo trash. Da vedere assolutamente. [traduzione]
ONE
dal singolo Giri giri chop, 1999
Per qualche strano motivo, tutti gli artisti che seguo hanno una canzone che si chiama così. E il concetto è sempre quello, tu sei l’unica/o per me. Nella versione di Inaba-san, lui aspetterà la sua amata mentre lei realizza i suoi sogni. Che dolce.
Out Of Control
dall’album RUN, 1992
Lasciati trascinare dal ritmo fino a perdere del tutto la testa (e magari già che ci sei dammela pure). Io la trovo irresistibile: dov’è la pista da ballo?
Perfect life
dall’album ACTION, 2007
Se c’è una cosa che apprezzo in ACTION è l’uso che Inaba-san fa del giapponese: i testi girano e rigirano attorno dei concetti, e si vede che gioca con il dizionario. Trovo che in questo caso in particolare le parole si adattino benissimo alla musica, e c’è anche un bell’acuto finale. [traduzione]
Pierrot

dal singolo Yuruginai mono hitotsu, 2006
Su questa non ho molto da dire, a parte che è bella e basta. A volte non servono delle motivazioni per amare un pezzo, no? Ad ogni modo è un brano rock di quelli che vengono così bene ai B’z, e fa un bellissimo effetto ascoltata a quel brano dolciotto che è Yuruginai mono hitotsu.
Pleasure
‘91 ~jinsei no kairaku~
dal singolo LADY NAVIGATION, 1991

Pleasure
è in assoluto la canzone con più versioni all’attivo. Oltre all’originale, abbiamo le versioni ‘98 e 2008, inserite nei Best usciti rispettivamente per decennale e ventennale. Poi ci sono un pacco di altre versioni fatte apposta per i tour, perché ogni LIVE-GYM non legato a uno specifico album si chiama sempre Pleasure-qualchecosa (tipo LIVE-GYM Pleasure 2008 -Glory Days-, che è stato il tour del ventennale). Alcune si sentono nei dvd, ma non sono mai state registrate.
Raging River
dall’album ELEVEN, 2000
Raging River è un brano luuungo (7 minuti e mezzo), e almeno fino a metà ti chiedi dov’è che è questo fiume rabbioso, visto che parte piano piano e si mantiene costante. Poi Inaba tira fuori quella voce che sa solo lui, e ti ritrovi in mezzo all’acqua e alla pioggia, fradicio che cerchi di raggiungere la riva mentre al buio non si vede niente, tranne per qualche fulmine che cade qua e là.
Real Thing Shakes
dal singolo Real Thing Shakes, 1996
Abbiamo già detto che Inaba è uno dei pochi giapponesi in grado di pronunciare un inglese intellegibile, e per chi non ci credeva hanno pubblicato un singolo in questa lingua, così non c’era neppure bisogno di comprare gli album, te lo ritrovavi tutti i giorni in tv o alla radio. Curiosamente, fino ad oggi è l’unico singolo senza b-sides.
RING
dal singolo RING, 2000
Più su dicevo che ELEVEN è il più cupo degli album, e RING, che ne fa anche parte, ne è proprio l’incarnazione: una ricerca disperata e triste. Come pronuncia nel ritornello “hoshii zenbu hoshii” (tutto, voglio tutto), non ha prezzo.
ROOTS
dall’album BIG MACHINE, 2003
Il mondo è a pezzi, ma la speranza non muore mai. Non è una canzone d’amore, è una poesia.
ROSY
dall’album OFF THE LOCK, 1989
Rosy è una crudele gaijin che ha conquistato il nostro eroe, ma poi se n’è tornata a casa dall’altra parte dell’oceano lasciando quel tenero cuoricino a pezzi. Ah, il pathos. Povero, lui ci sta male sul serio.
RUN
dall’album RUN, 1992
RUN è un altro pezzo conosciutissimo da fan dei B’z, perché è la canzone che ormai da 15 anni chiude i concerti dei LIVE-GYM. Il riff iniziale è preso da Thousand Waves, un brano (e title track, tra l’altro) del primo album solista di Tak, uscito prima ancora del debutto dei B’z. Ringrazio che abbia deciso di riciclarlo, perché è un pezzo veramente fantastico, e il testo ci sta che è una meraviglia.
Samayoeru aoi dangan
dal singolo Samayoeru aoi dangan, 1998
In assoluto una delle mie preferite. Inizia con un vago sapore orientale per poi sfociare in un pezzo rock, con un solo bellissimo. A livello vocale, è una delle migliori interpretazioni di Inaba: l’energia che trasuda, il controcanto, il luungo sospiro prima dell’ultimo ritornello come se avesse bisogno d’aria, l’acuto finale e il modo in cui quasi bisbiglia “motto… motto… motto hayaku…” mentre la musica svanisce. Non mi stanco mai di ascoltarla.
Sanctuary
dall’album THE CIRCLE, 2005
Sanctuary è legata a un mio personale ricordo, che è poi il motivo per cui ci sono tanto affezionata. Mi è capitato di ascoltarla sorvolando la foresta amazzonica, e sembrava così giusta in quel momento, così appropriata, che ancora adesso sentendola non posso fare a meno di pensare a quell’immensa distesa verde. Per quanto di per sé non sia una canzone triste, c’è quella punta di malinconia e disperazione nella voce di Inaba-san che mi fa vibrare ogni volta. [traduzione]
Seventh Heaven
dall’album ELEVEN, 2000
Ho già detto che una delle cose che odio di più in Inaba-san è che se vuole sa cantare veloce, e io non riesco a stargli dietro se non nella mia capoccia. Così i fan si deprimono!! In Seventh Heaven lo fa, per l’ennesima volta, mentre gioca con assonanze e consonanze (gli voglio bene quando fa lo scemo con le parole). Stranamente questa canzone ha un PV, nonostante non sia un singolo, ed è pure molto carino e altrettanto stupido… Mi ricorda troppo quelle serie di Quark dove Piero Angela si infilava in tutti i buchi possibili e immaginabili XD
STAY GREEN ~mijukuna tabi wa tomarenai~
dall’album GREEN, 2002
GREEN è quello che io definisco un concept album (è una mia strana concezione, lo so), anche se non penso fosse nelle loro intenzioni. È uscito d’estate, parla dell’estate, della gioventù e ha un umore estivo. STAY GREEN è praticamente il manifesto di questi concetti, e la dicotomia verde/giovane si ripete in tutto il testo. Sospetto che sia un po’ un pensiero che i nostri baldi giovani adottino per loro stessi: “fino all’ultimo, resta giovane”, e davvero non si può far musica se si è vecchi e stanchi dentro.
Suna no hanabira
dall’album LOOSE, 1995
Da un’immagine poetica come quella dei petali di sabbia (quelli del titolo) esce un testo pieno di sensualità. Amo molto anche la musica, dove molto è lasciato alla chitarra.
SUPER LOVE SONG
dal singolo SUPER LOVE SONG, 2007
A dispetto del titolo, questa non è una canzone d’amore, al contrario, è sulle guerre intestine tra le coppie. Niente ballata, quindi, ma un bel pezzo rock. Amo come Inaba-san giochi con le parole nel testo, e soprattutto come lo canta, senza mai prendere fiato. [traduzione]
Taiyō no Komachi Angel
dal singolo Taiyō no Komachi Angel, 1990
Questo è stato il quinto singolo del gruppo, e  il primo a finire al #1 nella classifica Oricon nella settimana di uscita. Da quel momento in poi tutti i singoli, album e qualunque altra cosa abbiano fatto i B’z è finito al primo posto in classifica. Insomma, è un pezzo importante, anche se di per sé è una canzone assolutamente stupida (e allegra, e trascinante, e da stare tutti in compagnia): è estate, andiamo io e te a ballare, se ti ubriachi è pure meglio, vedessi mai si tromba. Dal vivo ha un che di latineggiante, e Inaba-san suona le maracas E fa versi stupidi durante l’assolo di chitarra. Che si può volere di più dalla vita? [traduzione]
TIME
dal singolo BLOWIN’, 1992
TIME è una delle vere e rare ballad dei nostri, e racconta di un amore finito che però continua a vivere nei ricordi, mentre il tempo passa. Da taglio delle vene, ma meravigliosa.
ultra soul
dal singolo  ultra soul, 2001
Per rendere l’idea di come sia questo pezzo, dirò solo che l’ascolto sempre ogni volta che devo andare a fare un esame o roba simile. Il refrain iniziale e finale ti si ficca in testa senza mollarti più, e a quel punto non puoi far altro che cantare e mettercela tutta.
Wonderful Opportunity
dall’album IN THE LIFE, 1991
La “meravigliosa occasione” del titolo non è, come si potrebbe pensare, il nostro uomo che rimorchia qualcuna, ma la vita stessa con tutti i suoi casini. Questo pezzo è incredibilmente allegro (ci sono le trombe! ho già detto che adoro quando le infilano in mezzo?) e ogni volta che sono depressa lo ascolto per farmi tornare un po’ di buonumore, cercando di far mio il motto “Shinpai nai, mondai nai nai nai, that’s life, it’s alright”, ossia “non ti preoccupare, non c’è problema, è la vita, va tutto bene”.
Yasei no ENERGY
dal singolo  Yasei no ENERGY, 2003
Già dal titolo si capisce che tipo di brano è questo, trascinante al punto giusto. Oltre alla canzone in sé, ho un debole per il relativo video, che è un vero e proprio “what if”: cosa ne sarebbe stato dei B’z se non fossero diventati i B’z? Così vediamo Tak a fare il bistrattato commesso in un negozio di chitarre (ossia il suo lavoro prima di iniziare a suonare) e Kōshi… Il professore. Lui ha veramente la licenza per insegnare (matematica… no comment) e ha lasciato perdere perché avrebbe dovuto tagliarsi i capelli (no comment 2). Scommetto che sarebbe diventato il classico prof. di cui s’innamora mezza scuola XD
You & I
dal singolo Negai, 1995
Alla versione del singolo preferisco in realtà di gran lunga quella della raccolta The Mixture, che mi sembra meno depressa, per così dire. L’attacco, delizioso, fa pensare a tutto un altro tipo di canzone, e invece questi due ci sorprendono ancora una volta.
You pray, I stay
dal singolo  MAY, 2000
Il riassunto del testo di questa canzone è “lo famo, o non lo famo?”, e già da questo potete immaginare quanta, diciamo così, passione ci metta il nostro uomo. Aggiungeteci un bellissimo assolo e l’acuto finale (il mio preferito, tra le altre cose), e il gioco è fatto.
Yuruginai mono hitotsu
dal singolo Yuruginai mono hitotsu, 2006
Una splendida ballata che si presterebbe moltissimo a una versione acustica (se ne hanno mai fatta una, lo ignoro… magari c’è nel Monster’s Garage), e soprattutto cantata con molto, molto sentimento. Inaba-san ci mostra una volta di più cosa può fare con la sua estensione vocale.
ZERO
dal singolo ZERO, 1992
A chiudere la lista, un altro pezzo che è un classico ai concerti. ZERO parte allegrotta, esplode nel ritornello e ci sorprende con il rap (c’è qualcosa che quest’uomo non sappia cantare?). Quando la fanno dal vivo, Tak ci dà dentro nel finale con il trapano sparato sulla chitarra. Da brividi.

Coldplay Viva la Vida tour 2009 @ stadio Friuli, Udine

Dopo quasi nove mesi d’attesa, è finalmente arrivato il 31 agosto, l’unica data italiana del Viva la Vida Tour 2009 dei Coldplay.
I biglietti sono esauriti da mesi, e questo già si sapeva. Ma già all’una del pomeriggio c’è una folla immonda. Per il prato ci sono due entrate, tutte e due al sole. Jessica abbandona me e Mary davanti ai cancelli e ci mettiamo buone buone per terra ad aspettare.
Da dentro lo stadio si sentono pezzi del soundcheck, ma non dura molto. Sui nostri biglietti c’è scritto che i cancelli aprono alle 16, a me sembra un po’ troppo presto. Verso le due la folla inizia a muoversi, non si capisce per quale motivo. Gli agenti della sicurezza sono incazzati neri e continuano a ripeterci di tornare indietro, cosa che nessuno fa (figuriamoci).
In un modo o nell’altro il tempo passa e verso le 4 e mezza aprono effettivamente i cancelli. Ci fanno entrare a gruppi di 20, poi alcuni vengono fatti passare sotto un metal detector pare (non capisco con quale criterio). Arriviamo in cima alla scalinata, e, cazzarola, è già pieno di gente davanti. Scopriremo poi che i cancelli dall’altra parte sono stati aperti una decina di minuti prima dei nostri. Alla fine optiamo per metterci in seconda fila proprio al termine del braccio sinistro: almeno se Chris passa di qua lo vedremo bene. (continua…)

Coldplay Viva la Vida tour 2008 @ Datch Forum, Milano

E dopo l’esaltante concerto di sabato, arriviamo a ieri… Il concerto è stato molto più stancante, ma molto, molto, molto bello. Innanzitutto è stato un piacere andarci con Marco e Davide (che non vedevo da Capodanno) e i loro amici, e ovviamente Mary. Poi era dal 2003 che non li vedevo, visto che mi ero dovuta perdere il Twisted logic tour per cause di forza maggiore (leggi: il concerto era a Bologna e io avevo un esame il giorno dopo e non potevo proprio saltarlo).
Il concerto purtroppo ha avuto, dal mio punto di vista, un solo grosso problema: il pubblico. A parte che era pieno di cafoni che fumavano (al chiuso! devo mandare una mail di protesta a quelli del Datch Forum), c’erano un sacco di fan dell’ultim’ora. Ora, non ho niente contro di loro, perché nessuno nasce imparato, però mi ha fatto molto impressione. Indubbiamente i Coldplay sono la band dell’anno, e Viva la vida ha tirato tantissimo, ma non è certo da qui che sono partiti… Vedere persone ferme impassibili davanti a Politik (Politik, cazzo! La loro canzone più trascinante, l’apertura perfetta per qualsiasi concerto!) e a quel meraviglioso arrangiamento di Don’t panic (io mi stavo per mettere a piangere) mi ha fatto proprio male. Soprattutto ripensando al concerto di sabato: certo che i due gruppi non hanno niente in comune, ma pensavo che dai Rem praticamente tutti conoscevano tutto, e loro sono in giro da quasi trent’anni ormai. Spero che il successo non li rovini e che riescano a costruirsi uno zoccolo duro di fan che li segua sempre. (continua…)

R.e.m. Acceleration tour @ Palaisozaki – Torino

Il report di un concerto da me molto atteso *__*
L’unica altra volta che ho visto i Rem è stato a Roma nel 2005, ma devo dire che questo è stato decisamente meglio. Innanzitutto l’acustica del Palaisozaki è decisamente migliore di quella dell’Olimpico, poi Michael era più chiacchierone, il palco era più vicino (vedi sotto “momenti di rosicamento”), la visuale pressoché perfetta e c’era anche il gruppo di supporto, che aiuta un sacco ad ammazzare la noia mentre aspetti l’apparizione dei nostri.

A proposito del gruppo spalla, ossia We are the Scientist, devo dire che erano piuttosto interessanti… Il cantante era proprio convintissimo, ma finiva per infilarsi la stecca del microfono nei posti più improbabili, una volta ci stava pure inciampando XD Sarebbe stato divertente vederlo finire lungo per terra, ma mi sarebbe dispiaciuto per lui. Hanno suonato per circa 40 minuti, dalle sette e cinquanta alle otto e mezza, e poi siamo rimasti in trepidante attesa, non troppo lunga per la verità. (continua…)